Thirty Seconds to Mars | Hydrogen Festival 2013 [7/14/13]

Hydrogen Festival 2013 – 30 Seconds To Mars
14/07/13 – Anfiteatro Camerini, Company Arena, Piazzola sul Brenta (PD)

Articolo a cura di Francesco De Sandre

Prosegue imponente la rassegna dell’Hydrogen Festival davanti alla lussuosa facciata di Villa Camerini. A Piazzola sul Brenta oggi tocca ai fratelli Leto e a Tomo Milicevic illuminare la piazza con scintille di passione e gioia, sentimenti sbrindellati dall’ultimo CD “Love Lust Faith + Dreams“, un inno all’alternativa baroccheggiante che ben si sposa con l’architettura circostante. I Mars tornano dunque in Italia, paese al quale, al di là delle note prelibatezze gastronomiche, Jared è legato in quanto uno dei primi ad aver supportato la band dagli esordi sino al successo planetario. Direttamente di ritorno dal Gunness dei Primati grazie al tour dell’album “This is War” (311 concerti in 60 paesi), vaneggiando tra dischi sparati nello spazio, video mistici tendenti all’assurdo, una simbologia araldica che lentamente lascia sempre più spazio alle bellezze della natura, i 30 Seconds to Mars danno vita a uno spettacolo completo ricco di riferimenti alla propria storia e al proprio universo, un mondo parallelo che nei live viene esaltato e ampliato con coreografie innovative e adattamenti sonori davvero notevoli.

30secondtomars_pd_13_19_600Jared affida l’apertura della serata alla giovane LosangelinaSimonne Jones, la quale coadiuvata dal suo batterista mascherato da V per Vendetta propone un repertorio limitato di sue produzioni. La sorridente sirena dal corpo mozzafiato conferma la tendenza attuale di piazzare un duo semialternativo prima delle esibizioni degli headliners: Simonne, che ha già prenotato altre cinque tappe in Italia ad agosto, canta con voce profonda ed entusiasta, avvinghiata alla sua chitarra e facendo partire di volta in volta basi differenti dal suo mixer personale. Quando l’attenzione non è più totalmente focalizzata su di lei, ecco che mr. Leto, a sua insaputa, esce da dietro le quinte e solca il palco da lato a lato, provocando il boato del pubblico e la sorpresa di Simonne: una passeggiata, un breve saluto prima della grande festa.

 

Gli accorgimenti tecnici vanno per le lunghe, ma ad intrattenere il pubblico ci pensano prima i tecnici con qualche siparietto improvvisato, come il saluto dal buco del maxischermo durante la sostituzione di un pannello, successivamente i percussionisti illuminano la platea durante i test dei microfoni e dell’impianto luci. Sotto una spessa coltre di fumo colorato si allestisce una coreografia semplice che da subito richiama il video di “Up In The Air”, coi quattro tamburini allineati al centro del palco che supportano Shannon a battere ritmi incalzanti. Quest’ultimo, comparso durante la presentazione “Birth” con il corpo completamente dipinto da colorazioni sfumate, come di consueto posiziona la batteria lateralmente. Jared e Tomo arrivano sull’esplosione di “Night of the Hunter”, canzone con cui aprono sempre i loro spettacoli. In un vortice esagerato di luci e fumo, mentre lo schermo proietta panorami immaginari ad oltranza, inizia il concerto tanto atteso.

 

Faith is coming, that I know
Time is running, got to go
Faith is coming, that I know
Let it go
Here me now
Under the banner of heaven, we dream out loud
Do or die, and the story goes

 

 

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Dimenticate i crestoni apocalittici delle scorse esibizioni estive: Jared sfoggia una chioma sciolta e per questo spesso gioca a fare il Messia, salutando i numerosi fans e battezzandoli lanciando diverse bottigliette d’acqua. Dimenticate anche il basso tra le mani di Tomo: solo chitarre e sintetizzatori, a conferma del fatto che il sound dei Mars ha preso una distanza netta dai tempi di “A Beauiful Lie“, e proprio di questo album non si fa menzione nella prima metà del concerto, ma il genio di Jared poi ripagherà questo iniziale sbilanciamento verso i singoli più attuali. Il coinvolgimento più energico si attua con l’esecuzione del nuovo inno “Do or Die”, quando Jared, confessando la registrazione di un nuovo videoclip, si fa innalzare dalle voci soavi del ritornello ripetuto all’unisono da migliaia di giovani. Un’altra grande prova è la realizzazione di “City Of Angels”: come spesso accade, il frontman propone delle rivisitazioni dei suoi stessi pezzi, generando vocalmente nuove sonorità davvero gradevoli e alienanti. Dopo una parentesi di dolcezza, amore e ricordo, la band lascia il palco per permettere ai percussionisti di esibirsi con veri e propri numeri da circo: prima con salti mortali sulla pedana, poi con evoluzioni al limite della gravità dentro un cerchio rotante. C è tanta scena in questo show, che è davvero completo anche per mezzo dei continui flash con spezzoni di video musicali e istantanee di misticismo proiettati dal maxischermo.

 

Come
Br
eak me down
Bury me, bury me
I am finished with you
Look in my eyes
You’re killing me, killing me
All I wanted was you

 

Terminata la parata circense, Jared torna sul palco con una chitarra acustica. Scambiando qualche battuta, salutando tutti i fans, anche quelli più distanti che lo osservano dalla terrazza sopra la piazza, ammirando poi il fascino della villa illuminata a giorno, conquista sempre di più il suo pubblico. Come se non bastasse, annuncia in anteprima la nuova data autunnale a Milano, e sull’onda dell’entusiasmo chiede che canzone performare in quel momento, citando tra le varie opzioni “The Kill”, “Hurricane”, “From Yesterday” , “Capricorn” e altri singoli immancabili. Poi, in un alone palpabile di aspettativa e tensione, Jared fa qualcosa che dal vivo non aveva mai fatto: con chiaro riferimento alle esibizioni in Unplugged sui canali MTv e contestualizzando tanta passione nel suono leggiadro della sola chitarra, esegue “From Yesterday”, “Echelon”, “Witness” e “Hurricane” concatenandole una ad una con la sua acustica e saldando le catene con i cori ammaliati degli spettatori, in uno scenario inedito, magico e commovente. La parentesi acustica prosegue con “The Kill”, e il risveglio più intenso scuote improvvisamente la piazza quando all’inizio del secondo ritornello il palco viene nascosto da ondate di fumo, e in un boato Tomo e Shannon si riappropriano dei propri strumenti, scatenando Jared che incontrollabile si fa strattonare dalla potenza di una batteria impazzita e una chitarra perforante, sostenuta dalle migliaia di coristi sottostanti, in estasi perpetua tra sorrisi e lacrime.

 

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Con questo flash il concerto riprende a volumi più consoni, con “Kings and Queens” e il video girato in bicicletta, poi l’intensissima “Closer To The Edge” e ancora l’ultimo singolo “Up In The Air” con decine di ragazzi sul palco dietro a Jared gasatissimo che ripropone poi “Do or Die” chiedendo a tutti i presenti di reggere qualcuno sulle spalle. È questo il saluto con cui i Mars si congedano, forse un po’ brusco e affrettato, dopo lo schiaffo durante “The Kill”, ma è un chiaro “arrivederci” alla prossima tappa.

 

Il concerto, tra palloni d’aria danzanti sul pubblico e gonfiabili alzati “in the air” quasi a ricordare i tempi non lontani quando la formazione americana era vista esclusivamente come un fenomeno Pop, fotografa alla perfezione la situazione della band in questo momento: Tomo dirige, crea, genera. È lui il direttore dell’orchestra di Jared, è lui il mentore del nuovo sound. Nel silenzio del suo carattere, il compositore Slavo si gode la sua creazione, ottimamente interpretata dai fratelli Leto. Shannon esegue instancabile, famelico, trasformando la pelle colorata in un alone di sudore fluorescente. Jared, che spesso non canta le parti più alte delle sue canzoni, è un attore, si sa, ma nonostante il sottile velo di vanità è sempre professionale e la complicità che crea coi suoi fans è ammirevole. Il tutto, magistralmente eseguito tra luci sconvolgenti e coreografie spettacolari, incorniciato dall’abbraccio della villa cinquecentesca, incorona definitivamente i Mars a pionieri di questo Far West che è la musica Alternative contemporanea, in cui tra stravolgimenti e continui mutamenti, il punto fermo ed imperturbabile è ben definito nell’universo, a soli trenta secondi da Marte.

 

Setlist:

 

Birth
Night of the Hunter
Search and Destroy
This Is War
Conquistador
Do or Die
Depuis Le Début
End of All Days
City of Angels
Pyres of Varanasi

 

From Yesterday
Echelon
Witness
Hurricane
The Kill

 

Kings and Queens
Closer to the Edge

 

Up in the Air
Do or Die (bis)

(credits: http://www.spaziorock.it/livereport.php?&id=hydrogen_festival_30_seconds_to_mars_piazzola_sul_brenta_14_07_2013 )

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Posted on July 18, 2013, in Articles, BAND, Love Lust Faith Dreams Era and tagged , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Leave a comment.

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